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LE DISAVVENTURE SENTIMENTALI DI UN'ANTICONFORMISTA, --diario--
icon6  view post Posted on 6/8/2007, 01:41Quote
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LE DISAVVENTURE SENTIMENTALI DI UN'ANTICONFORMISTA

Mi presento. Il mio nome è Flora Weasel, e questo qui è il mio diario. Ho cominciato a tenerne uno solo di recente, prima pensavo che i diari fossero dei patetici tentativi per sentirsi meno soli. Continuo a pensarla così. Ora, però, voglio sentirmi meno sola e lo riadatto per raccontarvi della mia vita, della mia condizione di...giudicherete voi.
Vivo da sola in un bell'attico dal quale godo di una vista stupenda, il verde mi circonda, la foresta di Breeds rappresenta il polmone della mia comunità. Il faggio in cui vivo è giovane, ma stabile e con belle prospettive. Calda d'inverno e fresca d'estate, la mia è una tana di cui non posso lamentarmi. Quest anno ho fatto un mucchio di provviste per l'inverno, davvero molte. Mai abbastanza per mia madre ... ma molte.
Sono uno scoiattolo europeo, dal pelo rosso, negli ultimi tempi siamo piuttosto rari. Vivo in un luogo pazzo, immersa in una famiglia altrettanto instabile, e sono "zitella". Si. Pochi fronzoli e termini anglosassoni, così mia Zia mi definisce ed io così raccolgo il tutto.
Dopo una serie di, ehm, amori tutti miei, racconto l'incontro scontro degli ultimi giorni, giorni che mi hanno condotto, come si può vedere, all'insana stesura di questo testo.

Erano le sei e mezza di giovedì scorso. Salutavo mia madre e mia Zia dall'alto del mio tronco, ormai esausta dalla loro ultima visita, di cinque minuti prima. Non c'è giorno o ora che queste due scoiattole non mi ricordino quanto poco ... affascinante io mi renda, alla popolazione maschile della mia comunità. Dall'alto dei miei occhiali a mezzaluna e del quotidiano del giorno (Il Nocciolo), sono riuscita a sganciare un paio di risposte ad effetto che le confonderà fino al prossimo attacco: domenica.
Quando l'ultima coda era scomparsa dietro un albero, tirando un gran respiro di sollievo, chiusi la porta rotonda che blindata protegge il mio raccolto e la mia casa, nuova di zecca. Decisa a farmi un giretto per passare un po' di tempo in santa pace, mi dirigo verso nord. Tra rami d'alberi e foglie più o meno verdi, incrocio il cammino con un esemplare, sconosciuto, di scoiattolo europeo, dal pelo nero.
Guardo dritta negli occhi lo straniero, che da chissà dove era giunto dalle nostre parti.
Chi sei tu, che non cedi il passo ad una signora? o signorina ... signorina, si è meglio. Pensavo alla frase migliore da dire, scaltra, spietata, senza cuore.
'Ciao...' dissi soltando. Il pelo della mia coda si arruffò, incontrollato, sleale, traditore.
'Ciao,' rispose mostrando una dentatura perfetta.
Per un millesimo di secondo, un nanosecondo, un micronsecondo, persi l'equilibrio per poi ricompormi dignitosamente in tutta la mia maestà.
'Come ti chiami?' fu la mia domanda.
'Ted Wildying'
E da quel momento, capii che quello era solo l'inizio della fine.

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Caro diario,

i giorni che seguirono quell'incontro trascorsero nell'ossessione più completa. Tengo a precisare che non ho mai sofferto d'insonnia in tutta la mia vita , ma il momento era per me arrivato. Ogni notte, il mio materasso di foglie fresche sembrava diventare una fornace; tra capovolgimenti e capriole cercavo invano una posizione comoda per addormentarmi, ma nulla. La mia testa era piena di domande, che non mi facevano dormire.
Da dove viene? Cosa ci fa qui? Che impressione gli ho fatto? Stavo bene quel giorno? Chissà se lo rivedrò ancora? e se si, dove?
E poi, un'altra domanda ballonzolava nella mia mente ... impronunciabile, impensabile.

Dopo quattro giorndi di nottate bianche, delle occhiaie profonde quanto il tunnel del sindaco LaTalpa erano visibili sul mio volto, tant'è che pure mio padre se ne accorse.
'Flora, cosa diavolo combini la notte? Hanno aperto un nuovo locale di cui noi non sappiamo nulla?' chiese con il tatto di una marmotta decrepita.
'No papà, non riesco a dormire bene ultimamente,' fu la mia risposta.

Proprio quel pomeriggio le cose presero una piega diversa. La campanula trillò e risposi immediatamente, tuffandomi sulla cornetta come se fosse l'ultima noce dell'estate.
'Pronto?'
'Ehi Flora! sono Arabetta, come va? ' squillò una vocetta dall'altro capo della pianta.
'Oh, ciao Arabetta che piacere sentirti ... tutto bene,' mentii.
'Ti ho chiamato per dirti che stasera andiamo tutti da Pigamo a provare una nuova crema di nocciole, ti va di venire?' propose Arabetta, con una voce eccitata.
'Per me va bene Ara, sai dirmi chi ci sarà?'
'Oh, sempre i soliti Flo, non preoccuparti.'

E chi si preoccupa, tanto siamo sempre noi, i soliti. Quando arrivò la sera, diedi una sistemata alla mia faccia pietosa e saltellando di ramo in ramo arrivai da Pigamo. Pigamo aveva una casa molto carina, ma non carina quanto la mia.
Una volta entrata e salutato tutti i presenti, mi accomodai con Arabetta in un angolo. Se Arabetta avesse una redazione alle sue dipendenze, tutti saprebbero tutto di tutti in meno di mezz'ora. Più informata di una spia e più scaltra di una volpe, Arabetta prese ad aggiornarmi sugli ultimi avvenimenti del villaggio. Partenze, tradimenti, matrimoni, avventure di ogni genere.
Un po' annoiata sorseggiavo il mio drink alla nocciola ... devo dire davvero buono. Pigamo aveva fatto centro quella volta!
A metà serata, quando già meditavo di andarmene, venni incastrata in un angolo da un paio di scoiattole più piccole, e letteralmente sommersa dalle domande sulla mia nuova casa e soprattutto sull'assenza di uno scoiattolo a vivere con me. Dopo qualche risposta poco garbata ritornai in cucina per un altro drink, e si udì la porta aprirsi.
Grida di benvenuto e squittii di gioia provennero dall'ingresso.
Chi è arrivato? Il protagonista dell'ultimo fotoroman..
e mentre stavo pensando, rieccolo. L'ospite d'onore della festa. In quattro giorni si era pienamente integrato nel tessuto sociale della cittadina, e veniva già invitato alle feste. Mi scorse tra la folla e puntò dritto verso di me. Non era difficile a dire il vero; mentre il resto degli altri si muovevano di qui e di lì, correvano e saltavano io mi ero pietrificata. Come una scena al rallentatore, lo vidi avvicinarsi e sorridermi. Le sue labbra si muovevano, ma senza emettere alcun suono, poi mi risvegliai di colpo dal torpore, e carpii qualche parola.
'Ci si reincontra Flora Weasel,' disse Ted con aria di chi ha voglia di provocare.
'Così si direbbe Ted Wildying,' risposi io, lanciandogli l'occhiata più antipatica che mi riuscisse in quel momento: una melassa.'Se vuoi scusarmi,' feci, e mi allontanai.
Come un orso attratto dal miele Arabetta si lanciò su di me, e mi trascinò in un angolo tranquillo. Tutta eccitata prese a farmi domande su domande.
'Flora, tu conosci Ted?' chiese, i suoi occhi a palla fuori dalle orbite.
'L'ho incrociato nei dintorni di casa mia qualche giorno fa, perché?', domandai lanciando un paio di occhiate lì intorno.
'Oh,' esclamò Arabetta, evidentemente delusa dalla scarsa appetitosità della notizia 'Niente di speciale ... è uno nuovo, si è trasferito qui per fare alcune ricerche ... roba di alberi ...' concluse sventolando una zampa.
Come era evidente Arabetta ne sapeva molto più di me, e colsi l'occasione al balzo.
'Ah si? uno studioso ...' dissi voltandomi verso la folla e fissandolo per un attimo 'non si direbbe proprio. E dimmi Ara ... ' la guardai negli occhi per poi farle una domanda, vaga come sempre.
'Sai dirmi qualcos'altro, riguardo a questo nuovo arrivato?'
'Oh, niente di speciale Flora ...,' disse Arabetta, con un tono tanto falso che lo avrei avvertito da un chilometro di distanza.'è qui ad intrufolarsi negli alberi altrui, accompagnato da una scoiattola ... tipa carina, gran bel pelo lungo, si chiama Euphrasia ... bla bla bla'

Ecco la risposta che non volevo sentire, alla domanda che non avevo avuto il coraggio di dire ...

Edited by Anastasia Biverausen - 21/8/2007, 23:42

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/11/2009, 18:38


8:30

Caro Diario,
mi sono appena svegliata e penso di essere un’emerita stupida. Insomma, non è mica detto che quella scoiattola con cui va in giro sia qualcosa di più di un’assistente, o di una vecchia amica di famiglia. Quante paranoie e problemi durante la notte, sempre la solita pessimista. Il mattino di un nuovo giorno mi sorride e sento che stavolta Arabetta la pettegola ha toppato, si. Non ho nulla di cui preoccuparmi.


9:18

Caro Diario,
come ho potuto illudermi così? Oh, povera ingenua! Ma certo che è qualcosa di più di un’amica, saranno sposati o che so io!
Proprio mentre facevo colazione con un bel cucchiaio stracolmo di crema di noci, la realtà si è insinuata nella mia mente: fredda, crudele, assolutamente spietata e senza un grammo di dolcezza…sebbene fosse accompagnata da una forte dose di colesterolo. La realtà aveva la voce di mia madre, tuonante come fosse una tamburo indiano portatore di chissà quale antica maledizione portasfiga! Sempre la solita tonta! Guarda in faccia alla realtà, Flora!; e lo stavo facendo eccome. La realtà aveva il volto di Euphrasia, mai vista in vita mia, tuttavia stamattina si è presentata di fronte a me l’immagine di una scoiattola dal “gran bel pelo lungo”… , la sua avvenente figura mi si stagliava davanti agli occhi, accecante. Probabilmente una spaventosa espressione vacua e terrorizzata si era impadronita del mio viso, ma l’unico che abbia potuto accorgersene è stato il vecchio quadro di Zio Pomfrey, appeso in cucina. Sono spacciata, meglio rassegnarsi a farla da spettatrice.

12:40

Caro Diario,
devo andare in fondo a questa storia. Stavolta non resterò all’oscuro di tutto, devo sapere, da fonti attendibili, chi è lei e cosa rappresenta per lui. Non ce la faccio a nuotare nell’ignoranza di questa situazione, sto affogando. Devo escogitare un piano efficace per capire di cosa si tratta. Ci riuscirò senz’altro.


12:48

Caro Diario,
ma ci metterò una vita! Non sono tagliata per fare la ficcanaso, mi è già capitato in numerose occasioni: un disastro totale. Quando arriva il momento di scagliare la domanda diretta, devio il discorso, sperando che sia l’interlocutore a fare il passo decisivo ed a rivelarmi quella che molto spesso…o meglio, sempre, è una verità scomoda. Scomoda solo per me ovviamente. A pensarci bene mi sto scocciando! Arrivo sempre in ritardo, sembra che io viva in una dimensione parallela dove l’orologio viaggia a mesi di distanza, e nel frattempo il resto del mondo corre e io riesco a capire le cose che accadono intorno a me, le occasioni sfumate, le azioni e le parole, quando ormai è troppo tardi. Zio Pomfrey lo diceva sempre “Certa gente ha le batterie scariche!”. Oh, Zio Pomfrey dammi una mano!

14:55

Caro Diario,
questa giornata sembra interminabile. Dopo aver provato, senza successo, a cavar fuori qualche perla di saggezza dal quadro del vecchio Zio Pomfrey, mi sono arresa e ho pranzato…o per meglio dire, ho divorato mezza dispensa. Una fame nervosa si è impossessata di me: vorace. Chissà cosa pensavo di masticare, Euphrasia o forse Ted stesso. Certo è che con la pancia piena tutto mi sembra più chiaro, con i contorni meglio definiti e perciò senza scampo alcuno. Con la sfiga che ho io sono sposati e hanno una cucciolata che li aspetta al loro ritorno. Quasi, quasi vado a scolarmi quella bottiglia di liquore che mi hanno regalato giorni fa, a tra poco.


17:58

Caro Diario,
proprio dieci minuti fa, quando stavo cominciando a diventare un po’ alticcia, hanno suonato al campanello. Chi diavolo arriva a rovinarmi la festa? pensavo proprio mentre aprivo la stupenda porta blindata di casa mia. Sammy?. Il mio sopracciglio giunse ad altezze troposferiche.
- Sammy? Cosa ci fai qui?, chiesi al garzone del giornale. Era affannato dalla lunga corsa in salita, e quando riprese fiato disse: -Ciao Flora! Come va?.
- Piuttosto bene Sammy, risposi, mentendo ovviamente, mi mantenevo a distanza perché non potesse fiutare l’odore dell’alcool che di certo emanavo, cosa ti porta fin qui?
- Il capo. Vuole vederti domattina in redazione, c’è un lavoretto extra che vorrebbe tu facessi.
Le brutte notizie non arrivano mai da sole. Oltre ai miei tormenti interiori ci volevano anche le richieste impossibili del mio datore di lavoro.
-Karl sa bene che io sono in ferie, e non vedo come -
-Si si, lo sa e chiede scusa. Dice pure che è roba da nulla, e che non puoi rifiutare.
Tipico di Karl. Il solito schiavista, pensai.
- E va bene, digli che faccio un salto domattina, gli risposi roteando gli occhi. Congedato il povero Sammy, mi accomodai sul divano a pensare a quello che poteva volere Karl da me.
Non penso ci sia bisogno di dirlo, ma io sono una giornalista… o per meglio dire spero di diventarlo presto. Per ora mi occupo delle ricerche, tutto ciò che può risultare utile ad uno scrittore nella preparazione di un articolo: corrispondenze storiche, informazioni scientifiche, attendibilità delle fonti, ecc ecc.
Non avevo la minima idea del perché del mio rientro precoce dalle ferie, ma chissà per quale motivo, sentivo che avrebbe portato guai.



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Status: Offline: ultima azione eseguita il 8/11/2009, 18:38


Caro diario,
scriverti di quel che è successo, è per me un tale sollievo da non poterlo descrivere.
Il giorno dopo la visita di Sammy, mi presentai in redazione furiosa quanto un cinghiale nel periodo di caccia. Coloro che avevano avuto la sfortuna di incrociarmi per le scale, avrebbero preferito trovarsi di fronte ad una lince. Fulminai quasi tutti i miei colleghi con un solo sguardo: fuori uno, fuori due! Karl aveva osato richiamarmi dalle ferie estive e questo comportava conseguenze catastrofiche per tutti coloro che lavorassero con me. Entrai nel suo ufficio come una furia, il fumo del suo sigaro impregnava l’aria. Karl è uno scoiattolo dal pelo bruno, di grandissima esperienza nel campo giornalistico, e di grandissima stazza. Ha lavorato con i più grandi del settore, e si occupa di tantissimi argomenti: un vero mastino del giornalismo da bosco.
Alla vista della mia espressione assassina, tossì sonoramente, ingoiando le ultime boccate di fumo, prima di subire la mia ira. Avevo un’espressione assassina, ne ero certa, e non esitai ad usarla.
- Buongiorno Karl, vedo che hai molto da fare…, dissi con tono scortese. Mi dava davvero sui nervi che lui stesse lì al fresco, fumandosi un bel sigaro, mentre il resto della redazione sudava correndo di qui e di li. Io mi sentivo parte della redazione, nonostante ne fossi al di fuori in quel periodo di ferie.
- Buongiorno Flora, cough cough, si sforzò di dire Karl, alzandosi dalla sua poltrona, ti ho fatto chiamare perché ho bisogno di te, nessun altro potrebbe fare questo lavoro…
Ci risiamo, pensai guardando la scena come dal di fuori , ecco che cominciano gli incensamenti…
E fu così. Mi tenne lì ferma per una buona mezz’ora dicendomi quanto importante, per tutti loro, fosse il mio lavoro di ricerca e supporto. Quando la sua enorme faccia smise di muoversi, e io smisi di contare quante foto di famiglia ci fossero sulla scrivania, lo richiamai alla realtà, devo ammettere in maniera un po’ brusca.
- Karl, vieni al dunque…,lo fissai dritto nelle palle degli occhi.
- Eh Flora, con te non si può scherzare, disse ridacchiando sotto i baffi, e va bene, so che sarà un po’ una scocciatura per te…, stava per attaccare bottone un’altra volta quando un mio sguardo lo fulminò seduta stante. Oh, beh. Devi aiutare un ricercatore che si trova in città. Ha cominciato una collaborazione scientifica con questo giornale, si occupa dello stato di salute degli alberi e delle condizioni ambientali delle foreste di questa contea. E’ un tipo, giovane, sveglio, dicono sia davvero intelligente, si chiama…
-Ted Wildying, finii io.
- Si è proprio il suo nome, davvero in gamba -, si fermò di colpo e con un sopracciglio inarcato mi chiese , lo conosci già Flora?
- Si Karl, ne ho avuto l’occasione…, risposi brevemente. Lo shock fu meno devastante di quanto ci si fosse aspettato. Sapevo sin dall’inizio che Sammy non avrebbe portato buone notizie…
In realtà fremevo dalla testa ai piedi. Avremmo lavorato insieme per sei mesi. Si certo, avrei potuto rifiutare, avrei dovuto rifiutare…, ma non ce l’ho fatta. La prospettiva era troppo allettante, ed una pericolosa vocina nella mia testa cominciò a dire con insistenza ”Chi non risica, non rosica…”; detto appropriato per una comunità di scoiattoli…e per me.
Il giorno stesso, Ted arrivò in ufficio, straordinariamente puntuale. Non me lo sarei aspettato da un tipo come lui, mi salutò calorosamente, o almeno così mi parve.
- Ciao Flora, che piacere rivederti, disse mostrando un sorriso smagliante , quando mi hanno detto che avrei lavorato con te sono stato onorato. So che qui il tuo lavoro è molto apprezzato e -, lo interruppi subito.
- Oh, salve Ted. Grazie del complimento, ma non c’è nulla di speciale nelle piccole ricerche che conduco, conclusi con falsa modestia. So bene che il mio lavoro è fondamentale, tsk!
- Se fossi in te, non sarei così modesta, ribatté Ted, beh, ora devo andare, ero passato a farti un saluto. Ci vediamo nei prossimi giorni Flora, ciao!. Agitò una zampa e se ne andò.
Guardandolo andare via pensai , nooo, dove vai?? Perché lo hai interrotto, stupida, stupida!, allora ho cominciato a stringere con forza impressionante la matita che avevo fra le zampe, e alla fine mi sono colpita in fronte con il fermacarte, per la rabbia: Ahi!
Risultato: tornando verso casa mia Zia mi ha incrociato ed esclamato da lontano, cosicché l’intero vicinato poté sentire ”Flora, hai la faccia come una patata bitorzoluta! Cosa diavolo hai combinato? Non ti sarai mica data alla boxe..? bla bla bla---bla bla … ”.
Io amo la mia famiglia, io amo la mia ffffff…

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Caro diario,

caspita! è da un po' che non ti aggiorno sugli avvenimenti. Ebbene, ne è scorsa d'acqua sotto i ponti dall'ultima volta che ti ho scritto. E pochi sono stati i progressi che ho fatto. Due giorni dopo il nostro incontro in ufficio, passo da Karl per avere notizie sul da farsi.
'Dovresti andare con Ted nella radura di Creastings, per analizzare dei vecchi insediamenti di tassi...'
Come mio solito passo una notte insonne, tanto che al risveglio ho bisogno di un intervento di chirurgia plastica d'urgenza.
Mi restauro alla meglio, con tutto l'armamentario cosmetico che ho.
'Su Flora, renditi un po' più presentabile per oggi...o potrebbe pensare che questa è la tua faccia di sempre...', pensavo.
Dopo pochi attimi, seguito a rimuginare, gironzolando nel bagno.
'Perché mai dovrei cambiare per piacergli! Tsk! non c'è nulla che non va in me stamattina!'
Lascio le creme sparse ovunque e ritorno in salotto. Passo di fronte allo specchio nell'anticamera della mia stanza e:
'Per tutti gli scoiattoli volanti! Sembri un criceto spelacchiato!'
La mia morale femminista viene scagliata fuori dalla finestra del bagno e prontamente sostituita da un paio di cosmetici d'alta classe,
prontamente sgraffignati da mia madre. Con la considerazione di me sotto le zampe, esco di casa e dimentico la borsa.
Torno indietro quasi immediatamente...'La giornata comincia male...'
E poi. E poi ci siamo incontrati. Sul lavoro è molto professionale, serio come non mi era apparso le altre volte che l'avevo visto.
Continuava a parlarmi, descrivendomi la tipologia di informazione che gli erano necessarie, e più parlava più io non lo ascoltavo.

Ted --> Io
'Le impronte che vedi qui, dovrebbero essere databili --> 'Che occhi stupendi, delle sfumature incredibili, come di
al sesto secolo dal ......
--> nocciola e cioccolato...
Se poi andiamo di là, puoi vedere anche tu che le tane - --> 'Chissà che studi ha fatto?...'
dei tassi sono evidenti in quei punti circolari...
--> 'Che dentatura perfetta! Ho sempre pensato che fosse
Il lavoro da fare è davvero tanto Flora, spero non --> 'importante in uno scoiattolo, la dentatura..., e poi...-
sia un problema per te. Che ne dici, ce la puoi fare?'
--> Sguardo vacuo : Mi ha fatto una domanda...che mi ha chiesto?
- Attesa - --> Sbrigati a rispondere, una risposta che vada bene in ogni caso!
* * * --> 'Bene!', sorrido.
- Sguardo interrogatorio, di quelli col sopracciglio --> Cavolo! Ho toppato! Perché ho detto "Bene"? Stupida, stupida!
alzato, di quelli che ti spaventano.
'Ce la farai allora?' chiede con uno sguardo che --> 'Oh, ma si, ma si che ce la faccio!'... 'Bugiarda! mpostora!'
quasi svengo.


Dopo quella piccola defayance, ho imparato ad ascoltarlo quando parla...o almeno faccio del mio meglio. Comunque, in men che non si dica
mi sono ritrovata con un mucchio di lavoro da fare, e con nessun punto chiaro dal quale partire!
Giusto ieri stavo lavorando a casa, tra una serie di scartoffie infinite, del té ormai freddo, e mollica dappertutto, quando hanno bussato al
campanello. Vado ad aprire e...e menomale che ho fatto mettere lo spioncino. Ted!? Che ci fa qui?

PANICO TOTALE


Non ero mai stata in condizioni peggiori! Beh, mai peggio di quando sono stata lasciata l'ultima volta..., ma non era questo il punto! Lui era venuto a casa mia! L'eccitazione era alle stelle, e io cominciai a temporeggiare come potevo. Il campanello continuava a suonare.
'Flora? sei in casa?' domandò Ted.
'Si si, un attimo e arrivo!!', la mia voce sembrava provenire dall'aldilà, ma in realtà mi trovavo in bagno nel disperato tentativo di separare la spazzola e i mei capelli. Un nodo sabotatore aveva deciso di impedirmi un veloce ripristino del mio stato di normalità. 'Maledetto pelo lungo, uno di questi gioni mi rapo a zero lo giuro!!', finche non sono sbottata e ho strappato via un ciuffo considerevole di pelo.
'AAAAHHH!', avevo gli occhi lucidi dal dolore.
'Tutto bene Flora? Se vuoi passo più tardi...'
'No più tardi No! Più tardi sarà troppo tardi, e per me è già tardi, non posso tardare ancoraaaaa!!!. Mi sono fiondata nel salotto e ho provato a sistemare quel bazaar che era il tavolo.
CRASH!. La tazza del té era caduta. 'Straccio, ci vuole uno straccio!, corro in cucina e comincio a rassettare alla meglio.
'Sei sicura che vada tutto bene?'.
Apro la porta circolare del mio stupendo appartamento. Appartamento a soqquadro.
'Salve Ted, che sorpresa...'

Edited by Anastasia Biverausen - 22/9/2007, 21:17

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Caro diario,
ci eravamo fermati all'arrivo di Ted perché per me era ormai giunta l'ora del té. Ora che ho ritrovato un po' di tempo, non perdo occasione per aggiornarti su cosa è accaduto quel pomeriggio.
Feci accomodare Ted in salotto. Dapprima si guardò intorno notando il marasma che io tentavo di nascondere ad ogni mio passaggio. Per arrivare in cucina a preparare un nuovo bricco del té feci un giron enorme, nascondendo fogli qua e la, chiudendo cassetti aperti con la coda e chi più ne ha più ne metta.
'Un po' di tè Ted, ti va?,' chiesi quanto più premurosa possibile.
'Mmm...ok!,' rispose in tono vago.
Ecco! "Mmm...ok!", ma dico, sono risposte da dare? Dici si o no, non lasciarmi li nel dubbio amletico di chiedere una seconda volta per assicurarmi che tu lo voglia o no, che tu sia sicuro di ciò che vuoi dalla vita.
Superato il picco di isterismo proseguii e preparai il té in quattro e quattrotto. Una volta accomodata, sono riuscita, con mia grande sorpresa a non farmi abbindolare dalla sua figura, i suoi occhi, le sue parole gentili, educate...ehm, insomma: ce la potevo fare.
'Allora Ted, cosa ti porta qui? sono nel pieno del lavoro come puoi vedere?',dissi accennando un sorriso rassegnato ed un'occhiata furtiva al caos che non ero riuscita a nascondere. Mentre versavo nelle tazze la bevanda, ecco la risposta.
'Oh, volevo fare due chiacchiere con te, non ho un motivo preciso,'disse.
TUM TUM - 'cos'è stato?' - mi chiesi...il mio cuore batteva all'impazzata, neanche avessi vinto il premio annuale per la noce più grande.
'Stai calma, fai la disinteressata'
'Che bello! di cosa vuoi parlare?,' chiedo con degli occhi strappati al vincitore della lotteria per il viaggio in Normandia di Natale: luccicanti.
Senza andare per le lunghe, abbiamo passato un pomeriggio delizioso. Parlato dei nostri interessi in comune, di come ci piace lavorare, con che tipologia di persone...insomma, abbiamo approfondito la nostra conoscenza. Tanto approfondita che ho commesso un enorme passo falso.
Ti ticordi di quel regalo che stavo preparando? Oh, come puoi ricordartene non te ne ho parlato. Beh, era da un po' che ci pensavo. Io non sono una scoiattola tutta tana e tronco comunale, tanto per mettere in chiaro alcune cose, ma ultimamente trovo che l'attività della maglia mi rilassi i nervi.
'Brava Flora, davvero bello questo guanto, si...', mia madre commentava la mia prima opera.
'Grazie, è un cappello,' rispondevo.
Aldilà delle divergenze artistiche tra me e mia madre, dopo una serie di ammassi pelosi, sono riuscita ad ottenere dei discreti risultati, tra cui
una bellissima sciarpa bianca. Non l'avevo fatta per una persona in particolare, anzi. Il mio lavoro era cominciato così, a caso.
Nell'intimità di quel pomeriggio mi lanciai a capofitto.
'Ho qualcosa per te,' dissi tutta eccitata. Mi seguì con lo sguardo mentre andavo a prendere la sciarpa, una sensazione stupenda.
Tornata al tavolo gli mostrai il regalo, e per sdrammatizzare il momento aggiunsi qualche parolina, che a mio avviso, ora, col senno di poi...fu fatale.
'Ho fatto delle sciarpe, pensavo potessi averne bisogno...,'
'E' stupenda Flora, davvero!,' disse con un sorriso che i miei occhi divennero strabici, 'piacerà tantissimo ad Euphrasia, è propio il suo colore!'
'Qualcuno mi pugnali...ora!'

Edited by Anastasia Biverausen - 22/9/2007, 21:23

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Caro diario,
non so davvero dove trovo la forza di scriverti. Dopo l'irrimediabile gaffe che ho avuto il piacere di raccontarti...sono seguiti giorni di digiuno ed insonnia. Come posso io, la brillante, geniale, stupenda Flora Weasel, farmi abbindolare a questa maniera? E' inaccettabile, ecco quello che è! Inaccettabile.
Ad indorare la pillola tra l'altro, ci si mette anche tutta la mia famiglia al completo, che non manca mai di farmi sentire sempre peggio.
'Flora cara, è davvero simpatico quel Ted che lavora con te al giornale, perché non lo inviti un po' a casa da te?,' insinua mia madre con fare da marpiona-combina-matrimoni, una specie fortunatamente in via di estinzione, ma di cui mia madre fa ancora parte; 'Bravo giovanotto quel Ted, abbiamo parlato dei problemi qui alla vallata sai? Ha un mucchio di idee interessanti. L'ho incontrato proprio ieri al circolo del nuoto, si, al fiume...,' prosegue mio padre. Non ho mai capito perché si ostina a frequentare quel circolo quando lui è terrorizzato dall'acqua. Ricordo che una volta, si buttò per recuperare una castagna..., è un'immagine talmente vivida nella mia mente, come se fosse successo ieri. Appena mossi due passi oltre la riva, cominciò a sbraitare ingoiando acqua e schizzando tutti. Solo quando uno scoiattolo giunse in suo aiuto, potemmo vedere che ci toccava benissimo. Zia dal canto suo, mi aiuta ogni santo giorno quando passo sotto casa sua...'Flora? Floraaaa? Ma dico sei sorda o un gatto ti ha mangiato le orecchie? Vammi a chiamare Ted che ho da dargli un'altra commissione! Forza!'
Capirai quanto sto male. Mi imbarco sempre in cose impossibili...e ci godo.
Ma stavolta mi sono stufata, stavolta ho deciso di impormi su quel carattere smidollato che mi ritrovo, e perciò ti racconto cosa ho fatto ieri...
Qualche giorno fa, Karl mi aveva chiamato nel suo ufficio per parlarmi del lavoro che avevo svolto con Ted. Era una convocazione per complimentarsi con il mio lavoro, ma anche con quello dello "sfacciatamente bravo nuovo arrivato" che è Ted. Quando la palpebra del mio occhio sinistro prese a vibrare a causa di una deficienza nervosa del sistema parasimpatico...dovuta allo stress, Karl menzionò una riunione da tenersi in quello stesso ufficio il giorno seguente. Lo scopo era quello di decidere il titolo dell'articolo e particolari poco importanti quali l'ordine dei nomi degli autori. Poco importanti...poco importanti per chi? Ogni scrittore, giornalista, persino attore sa, che sul libro, sul giornale, sulla locandina, l'ordine dei nomi è fondamentale. Trovare il proprio nome in cima alla locandina o dritto sotto l'articolo è ciò che può ritenersi più ambito, l'ideale coronazione degli sforzi, il raggiungimento della fama, dell'appagamento per il lavoro svolto. L'indomani si sarebbe deciso di questi "insignificanti" particolari.
'Bene Flora, domani decideremo su alcuni particolari dell'articolo che pubblicheremo nello speciale...dovresti chiamare Ted,' disse Karl.
Giunsi alla mia scrivania, alzai la campanula e chiamai Ted.
'Pronto Ted, ciao, sono Flora,' seguirono inutili ciancierie sul "come stai?", "cosa fai?", "davvero carina quella sciarpa", 'ma chi vuoi che ci creda, te la arrotolo al collo la sciarpa io a te!'.
'Benissimo Ted, grazie. No, non sto facendo nulla di speciale in questi giorni...ah, mi fa piacere che le sia piaciuta,' in quell'istante spezzai la matita che stringevo nella zampa, 'posso passare da te più tardi? ho delle cose di lavoro da dirti...,' seguì uno scontatissimo, 'ma certo!'
In serata, di ritorno dal lavoro passai per casa di Ted. Una volta entrata gli spiegai che il giorno seguente ci sarebbe stata una riunione.
'Karl ci deve dire alcune cose riguardo all'articolo...nulla di troppo importante,' gli dico con falso disinteresse.
'Oh beh, a che ora dovrei venire?,' chiese con fare zelante, da bravo scoiattolo scout.
'8:30,' risposi sorridendo.
Il resto della serata passò con quattro chiacchiere innocue e a mio parere superflue e subdole...finquando, non mi si presentò l'occasione più invitante che potessi immaginare. Stavo bevendo un po' d'acqua in cucina quando Ted mi accompagnò nella sua stanza per farmi vedere dei nuovi schizzi a cui stava lavorando. 'Oh, fantastici,' replicai, quando alla coda dell'occhio mi balzò un oggetto essenziale: la sveglia.
Ted aveva una sveglia tipica...un sistema rudimentale che riproduce il canto di un uccello molto fastidioso. Un lampo di perfidia mi colse, attesi qualche istante, il tempo che lui frugasse tra i suoi cassetti che ZAC! Le mie zampe erano già su quell'affarino, lo regolai...spostando la sveglia dalle 7:30 del mattino alle 8:30. Con destrezza di cui io stessa mi stupisco, subito rimisi a posto l'oggetto, nella medesima posizione in cui era.
Mi congedai poco dopo, con un misto di eccitazione e colpa nel cuore.
Il giorno dopo...
'Dove diavolo sarà finito Ted, insomma!,'sbraitava Karl dietro la sua scrivania. Di recente era ingrassato ancora di più, colpa la dieta ipercalorica della moglie che continuava a rimpinzarlo di burro d'arachidi. Stretto come in una morsa tra la sua pancia e la scrivania giunse presto ad una conclusione, dolorosa, ma necessaria.
'Eh vabé, non possiamo aspettare oltre! Questo è un giornale serio dove gli orari vengono rispettati...'
Risultato. Io ho deciso il titolo dell'articolo, mio è il nome che comparirà alla fine di esso. Finalmente una pubblicazione...
Ted arrivò trafelato alle 9 passate. 'Scusatemi, davvero...non so, la sveglia ha suonato in ritardo, ieri sera era così tardi...', prese a dire, mentre io sedevo comoda nella sedia di fronte alla scrivania di Karl. 'Oh, ormai è fatta Ted!' disse Karl, e io mi alzai, felice e soddisfatta per la mia vendetta.
Quando giunsi alla mia postazione, Ted si avvicinò.
'Flora, è davvero grandioso che tu abbia questa pubblicazione,' disse con un tono che sospetto sia stato sincero, 'volevo invitarti a cena venerdì sera,' disse, mentre io già pensavo 'MEDICO, chiamate un medico!,', ma prima che il mio pelo potesse diventare più irsuto di quello di un riccio, fui subito ritrascinata sulla terra, con il suo corredo di amarezze e noci bacate al seguito.
'Siamo Euphrasia ed io, e tu col tuo compagno se vuoi venire...'.
'Compagno?', pensai. Millisecondi mi dividevano da una risposta dall'importanza vitale.
'Puoi sempre dire la verità, che non hai nessuno al momento...Stai zitta, come puoi affossarti così? digli di si...e poi chi ci porti? insomma chi? no, è meglio dire la verità!...,ma no, non puoi dargliela vinta, troverai qualcuno, ma chi?,' cominciavo a sudare freddo, 'che gli dico, che gli dico?.
'Certo Ted, Pigamo ed io verremo di certo,' - 'Pigamo? Ma da dove ti è saltato in mente? Pigamo! tra tutti i tizi che conosci scegli giusto lui!',
'Ah, mi fa piacere stiate insieme,' disse con aria perplessa, 'allora a venerdì, ci conto!'
Lo salutai con la zampa, ma appena fu uscito dalla mia visuale approfittai per stringerla attorno al mio collo, per strozzarmi.
'E adesso come faccio? cosa gli dico a Pigamo?'.

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6 replies since 6/8/2007, 01:41
 
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